Massimo Schuster

«Da adolescente, spostavo sassi. Ne prendevo uno a caso, là dov'ero, e lo portavo qualche centimetro o qualche metro più in là. Certe volte erano dei grossi sassi, altre volte erano dei sassolini. Ne ho spostati in città, in riva al mare, in aperta campagna, in montagna. Il mio contributo al cambiamento della struttura del mondo è stato immenso.
È per questo che spostavo sassi, per cambiare il mondo. Poi ho smesso coi sassi e ho incominciato con le marionette. Per gli stessi motivi.
Uno spettacolo dopo l'altro, una tournée e un'avventura artistica dopo l'altra, me ne sono andato in giro in una sessantina di paesi del mondo.
Il mio lavoro è cambiato. Dalla marionetta pura, anche se non sono sicuro di sapere cosa questo voglia veramente dire, sono passato a forme nelle quali il lavoro di marionettista, di attore e di narratore si mescolavano sempre di più. Ho scoperto il mio amore per il testo, portatore di contenuto, che considero come l'indispensabile compagno dell'immagine, portatrice di emozioni. E poi il testo mi è diventato indispensabile per portare in scena le grandi mitologie e i grandi classici che prediligo. È così che sono nati La tragica storia di Macbeth, L'onore di Rodrigo (ovvero la storia del Cid), l'Iliade, Riccardo III, poi I tre moschettieri, Roncisvalle!, il Mahabharata, L'ultimo guerriero, fino a quell'altra mitologia contemporanea, quella del Western
Massimo Schuster